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Il riso libera il villano dalla paura del diavolo, perchè, nella festa degli stolti anche il diavolo appare povero e stolto, dunque controllabile. Ma questo libro potrebbe insegnare che liberarsi dalla paura del diavolo è sapienza. [...] Si trasformerebbe in operazione dell’intelletto quello che nel gesto irriflesso del villano è ancora e fortunatamente operazione del ventre.[...] Ma da questo libro quante menti corrotte come la tua trarrebbero l’estremo sillogismo per cui il riso è il fine dell’uomo ! Il riso distoglie, per alcuni istanti il villano dalla paura....
E da questo libro potrebbe partire la scintilla luciferina che appiccherebbe al mondo intero un nuovo incendio: e il riso si disegnerebbe come l’arte nuova, ignota persino a Prometeo, per annullare la paura. Al villano che ride , in quel momento, non importa di morire [...] da questo libro potrebbe nascere la nuova e distruttiva aspirazione a distruggere la morte attraverso l’affrancamento dalla paura.
Jorge ne “Il Nome della Rosa” di Umberto Eco.

La sostenibile leggerezza dell’essere è un spazio per liberare le persone dalle rigidità nell’ottica di un discorso globale di tutela del benessere di ognuno come bene sociale.

Un percorso per  imparare a stare ben con il proprio corpo, con la propria testa e con le proprie emozioni, ed anche con il corpo, la testa e le emozioni dell'altro; per  imparare a muoversi con armonia, acquistare tecniche di espressione corporea,  ritrovare dentro di se il proprio clown e valorizzare l'aspetto giocoso. Stimolare le propria immaginazione, aprire le porte della fantasia, esprimere le emozioni, imparare a far ridere. Ridere porta verso l'ottimismo, verso la gioia e la voglia di vivere. Attraverso il riso parliamo con quella parte di noi che spesso è prevaricata dallo stress, dalle ansie, dai dolori e dalle preoccupazioni del quotidiano: la nostra parte sana. Ed è proprio allargando questa parte, a discapito di quella “malata”,  che ci costruiamo un orizzonte di benessere. Stiamo bene ed allontaniamo da noi quanto ci procura danno, ponendoci in maniera più leggera, o allegerendoci del peso che questi ci scarica addosso. Quando ricordiamo una disavventura del passato e la raccontiamo, quasi mai evochiamo gli aspetti drammatici, anzi spesso commentiamo dicendo: “ Ti ricordi quella volta....... che risate”. Questo perché è trascorso il tempo necessario e abbiamo posto la distanza emotiva giusta per ristrutturare quel vissuto.